Toccata e fuga tra seduzioni della Riviera ligure di Levante








Escursione nel cuore della Riviera spezzina, cioè le Cinque Terre (tre comuni, Riomaggiore, Vernazza e Monterosso al Mare e due frazioni, Manarola di Riomaggiore e Corniglia di Vernazza, tra Punta Mesco e Punta di Montenero), Porto Venere (o Portovenere), la sua frazione Le Grazie e Terrizzo, sull’isola di Palmària (nel Parco naturale regionale di Portovenere).
Personalmente, non so per quale motivo (pregiudizi od antipatia per la tipologia snobistica di quanti vi bazzicano in visita o soggiorno?) ho sempre evitato questi siti nei miei progetti di viaggio. Ma, a ragion veduta, è andato in soffitta questo mio ostracismo di lunga data basato sul niente più istintivo che reale. Anche per ottemperare al “bisogno” di riempire quello spazio vuoto sulla carta geografica d’Italia mancante al mio girovagare.
Riomaggiore è stata la prima tappa dell’itinerario nel Parco nazionale delle Cinque Terre, con agevoli discese a piedi all’ingresso di ciascun borgo (dalle severe zone dal traffico limitato, con scarse possibilità di sosta, polizia locale ben poco benevola e pronta ad implacabile contravvenzione senza scuse tollerate) che, poi, hanno costituito faticose risalite fino all’auto parcheggiata lontano, addossata come tante altre a lato della strada soprastante.
Il sudore per raggiungere (e lasciare dopo) il frequentato centro di Riomaggiore ha avuto la ricompensa della visione di caratteristiche case con facciate dai vari colori (alcune un po’ stinte ed altre addirittura scrostate), della costa, degli scogli sottostanti, della spiaggia libera rocciosa e del bagno in acqua cristallina, con onde dalla forte ed ingannevole risacca, constatate personalmente (purtroppo).
Hanno meritato attenzione (e visita) la chiesa parrocchiale di San Giovanni Battista (dal nucleo originario risalente al 1340 e ristrutturata tra il 1870 ed il 1871) ed il Castello, edificato nel 1260, posto su uno sperone montuoso aperto ad un panorama stupendo.
Le Grazie è un tranquillo borgo marinaro dove mi sono avventurato per gustare alcuni piatti tipici in un ristorantino alla buona. Poi, ho sguazzato nel mare davanti, venendo “azzannato” ai due polsi ed alla natica destra da voraci meduse. Con conseguente liquido urticante dei tentacoli che m’ha creato problemi d’infiammazione e gonfiore durati giorni. Ho provveduto subito a lavare le parti con acqua di mare, come da consigli ricevuti. Il particolare lavaggio ha contribuito a diluire le tossine ed a prevenire l’attivazione delle cellule urticanti residue sulla pelle, al contrario degli effetti dell’acqua dolce. Non è stata convincente, in seguito, una cameriera dell’hotel ospitante che, addirittura, ha deprecato l’utilizzo dell’acqua di mare per i risciacqui. Secondo lei, avrei dovuto detergermi solo con acqua non salata.
Comunque, non ho patito gravi ripercussioni, a parte lo scottare ed il rigonfiamento delle parti (al punto che non ho più potuto portare l’orologio al polso), il crearsi di bolle, il prurito fastidioso ed il permanere provvisorio di vistose cicatrici.
Nella frazione è stato aperto un piccolo (appena 20 metri quadrati di superficie) ma ricco di materiale e spunti, museo del mare intitolato “Il Cantiere della Memoria di Le Grazie di Portovenere”, percorso visivo e multimediale nei passati mestieri della carpenteria navale. Si tratta d’un interessante spazio espositivo inaugurato il 26 giugno 2016 e situato nel porto antico di Le Grazie dedito all’ormeggio delle barche storiche, secondo un’ordinanza comunale emessa anni fa. “Il Cantiere della Memoria” è strettamente collegato ad attività e progetti dell’Associazione “La Nave di Carta” (fondata nel 1998) per la divulgazione della cultura del mare. Come da invito ai visitatori, ho provveduto a lasciare un mio commento con firma nel “libro degli ospiti”.
Porto Venere, a sua volta, s’è presentata come un affascinante borgo medioevale della riviera ligure ubicato sulla sponda occidentale del promontorio del Golfo della Spezia (detto anche Golfo dei Poeti). Assieme alle isole Palmària, Tino, Tinetto ed alle Cinque Terre, è stata inserita, nel 1997, tra i patrimoni dell’umanità dell’UNESCO (United Nations Educational, Scientific and Cultural Organization, Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura).
L’“esplorazione” di Porto Venere m’ha portato a varcare il frequentato accesso alla scogliera di Cala dell’Arpaia, dove s’apre l’antro marino dedicato a George Gordon Noel Byron, famoso come Lord Byron (Londra, 22 gennaio 1788 – Missolungi, Grecia, 19 aprile 1824, poeta “maledetto” e politico britannico) che pure in questo luogo trovò ispirazione letteraria.
All’entrata, in alto, è stata apposta un’epigrafe in italiano ed in inglese (parzialmente illeggibile e, quindi, bisognosa di restauro): “Grotta Byron. Questa grotta ispiratrice di Lord Byron ricorda l’immortale poeta che ardito nuotatore sfidò le onde del mare da Portovenere a Lerici”. La caverna si trova nel costone sottostante la chiesa di San Pietro ed un’antica postazione difensiva, il castello Doria. Ha profondità minime e massime tra i cinque ed i venti metri.
Poco lontano dall’accesso alla zona costiera (in cui nuota ancora, sussurrano alcuni, il fantasma di Lord Byron) è stata collocata, con la schiena alla parete, la statua in bronzo d’una donna formosa seduta a scrutare il mare, intitolata “Mater naturae” (“Madre natura”). L’opera, realizzata nel 1989, è dovuta allo scultore napoletano Lello Scorzelli. Stando alla tradizione popolare, rappresenterebbe una moglie in malinconica, inutile, ostinata attesa del marito pescatore disperso in mare.
Negli immediati pressi, sulla roccia del promontorio delle Bocche di Porto Venere, in Calata Doria, poi, a fianco della vicina isola Palmària, ha massiccia posizione, appunto, la chiesa di San Pietro con la sua bella loggia romanica del IX secolo. È stata eretta tra i secoli V e XIII in stile gotico genovese e consacrata nel 1198. L’edificio sacro è il “cristiano tempio” menzionato da Eugenio Montale (Genova, 12 ottobre 1896 – Milano, 12 settembre 1981, poeta, scrittore, traduttore, giornalista, critico musicale e letterario, pittore) nella sua poesia “Portovenere”.
Il luogo incanta. Per suggestione e bellezza unite all’aspra conformazione geologica ed al frangersi delle onde, calme od impetuose…
Servono solo circa dieci minuti di navigazione, da Portovenere a Terrizzo, per toccar terra nell’isola di Palmària, la maggiore e ben frequentata dell’arcipelago Spezzino (detto anche di Portovenere od isole del Golfo di La Spezia). Appartengono all’arcipelago, oltre a Palmària, le isole Tino, Tinetto, l’isolotto con edificio fortificato Torre Scola (o Torre di San Giovanni Battista) ed alcuni scogli minori.
La permanenza a Palmària è stata un’ulteriore boccata di benessere tra natura e mare. Con pranzo presso la famosa “Locanda Lorena” (definita “La Perla del Golfo”, pluridescritta in trasmissioni televisive nazionali ed estere come ristorante-cult dal menù a base di pesce) la cui figlia dello storico titolare Giuseppe Basso, signora Federica, nonostante il mio essere stato senza prenotazione ed il tutto esaurito del momento, m’ha comunque accolto con gentilezza (scavalcando il diniego del suo personale ai tavoli) offrendomi perfino (oltre a vino e dessert) il piatto-re della casa, i rinomati “spaghetti alla Giuseppe” (specialità esclusiva ai frutti di mare), oggi preparati dall’altro figlio cuoco provetto di Giuseppe, Gian Battista.
Le pareti del locale, aperto nel 1997, si mostrano strapiene di foto di Basso con personalità del jet set internazionale. Solo in anni recenti, autorità istituzionali (il defunto presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano), cantanti (Zucchero, Nek, David Bryan, cofondatore e tastierista del gruppo americano Bon Jovi), imprenditori (Lapo Elkann), affaristi (il “Paperone” inglese Philip Green) ecc… Senza contare il “colpo grosso” di settembre 2023: il ritorno, dopo poche settimane dalla sua precedente visita, di Steven Spielberg (regista, sceneggiatore, produttore cinematografico e televisivo statunitense), amicone di Giuseppe Basso. Nell’occasione, Spielberg ha portato a pranzare big da record: Michelle LaVaughn Robinson (moglie dell’ex presidente americano Barack Obama), Thomas Jeffrey Hanks, detto Tom (attore, regista, sceneggiatore, produttore cinematografico e televisivo) e Vivienne Patricia Scialfa, detta Patti (cantante e moglie del cantautore americano Bruce Springsteen).
Il mio peregrinare nelle Cinque Terre è proseguito a Manarola, Camporosso al Mare, Vernazza e Corniglia. Dove ho constatato, come nelle precedenti località, soprattutto turisti americani. La particolare e curiosa circostanza m’è stata chiarita da un amabile birraio di Corniglia (facendomi scolare tre birre) ben disposto alla conversazione: «“The New York Times”, che con “The Wall Street Journal” compete e s’alterna in testa alla graduatoria quale primo quotidiano più diffuso negli Stati Uniti, ha dedicato vari servizi accattivanti riguardo alle Cinque Terre. In seguito a questa importante pubblicità di riflesso, l’afflusso di americani è aumentato in maniera esponenziale».
Servizio e foto di
Claudio Beccalossi
